La grande onda di Kanagawa xilografia in stile ukiyo- Hokusai

13 Giugno 2020 Arte & Storia, ArtinMUSE

La grande onda di Kanagawa (神奈川沖浪裏 Kanagawa oki nami ura?, lett. “Sotto un’onda al largo di Kanagawa”) è una xilografia in stile ukiyo-e del pittore giapponese Hokusai pubblicata la prima volta tra il 1830 e il 1831.

È la prima e più celebre opera della serie intitolata Trentasei vedute del Monte Fuji (富嶽三十六景 Fugaku sanjūrokkei?), oltre a essere la più famosa nel suo genere e una delle immagini più conosciute al mondo.

L’immagine è stampata in formato orizzontale (横絵 yoko-e?) e le sue dimensioni seguono il modello ōban (大判?), il formato più comune tra quelli utilizzati per le stampe giapponesi: circa 25 cm di altezza e 38 cm di larghezza. La grande onda misura 25,7 cm × 37,9 cm. La composizione è costituita da tre elementi principali: il mare in tempesta, le barche e una montagna. La firma di Hokusai è posta nell’angolo in alto a sinistra.

Particolare della stampa in cui è chiaramente riconoscibile il Monte Fuji in lontananza. In primo piano le barche in balia dell’onda.
 
Particolare della cresta dell’onda
 
La montagna
La montagna con la vetta innevata raffigurata nell’opera è il Monte Fuji, che in Giappone è considerato alla stregua di un simbolo nazionale e rappresenta uno dei più importanti simboli religiosi del Paese. Il Fuji è un soggetto ricorrente nell’arte giapponese poiché da sempre associato alla bellezza, e occupa un ruolo centrale in molte rappresentazioni artistiche appartenenti allo stile meisho-e (名所絵? “immagini di luoghi famosi”), come nel caso della serie Trentasei vedute del Monte Fuji di Hokusai, di cui La grande onda di Kanagawa è l’opera più celebre.

Il colore scuro attorno al Monte Fuji sembra indicare che la scena sia ambientata alle prime ore del mattino, con il sole che sorge da dietro l’osservatore, illuminando la cima innevata della montagna. Benché il cumulonembo sospeso tra l’osservatore e la montagna faccia presagire l’arrivo di una tempesta, non vi è alcuna traccia di pioggia né nella scena in primo piano né in prossimità del Fuji, che a sua volta è raffigurato completamente senza nuvole.

Le barche
Nell’immagine vi sono tre imbarcazioni chiamate oshiokuri-bune (押送船?), veloci chiatte lunghe circa 12-15 metri utilizzate per il trasporto del pesce ancora vivo[17] dalle penisole di Izu e Bōsō ai mercati della baia di Edo. Come suggerisce il nome dell’opera, le imbarcazioni si trovano al largo del porto di Kanagawa, a sua volta adiacente alla Kanagawa-juku (l’odierna stazione di Higashi-Kanagawa a Yokohama), in passato importante punto di scalo nella strada che collegava Edo a Kyoto. Se ambientata ai giorni nostri, la scena si svolgerebbe a circa 30 chilometri a sud di Tokyo, con il Monte Fuji distante approssimativamente 90 chilometri dagli occhi dell’osservatore.

Vi sono otto vogatori per barca, afferrati ai loro remi. Altri due passeggeri stanno posizionati a prua di ciascuna barca, portando il numero totale di uomini presenti nell’immagine a trenta. Indossano una veste color indaco chiamata samue (作務衣?), da cui si può presumere che la scena sia ambientata in una giornata primaverile, in quanto tali abiti da lavoro erano indossati solitamente in primavera e in autunno, con la differenza che nella stagione autunnale le vesti erano di colore marrone.

Il mare e le onde
Il mare è l’elemento predominante della composizione, rappresentato nella forma di un’onda che si estende per tutta la scena nel momento prima di infrangersi. Il disegno cattura l’istante in cui l’onda forma una spirale quasi perfetta il cui centro passa per quello dell’immagine, dando la possibilità di vedere il Monte Fuji sullo sfondo.

Benché a volte venga ritenuta uno tsunami, l’onda è, come suggerisce il titolo dell’opera, molto più probabilmente una grande onda anomala, una oki nami (沖浪? “onda in mare aperto”) o, ancora, un treno di onde di relativa breve lunghezza, considerando quella che sembra essere la pendenza finale di un’altra grande onda nella parte destra del disegno. Tuttavia non è possibile scartare a priori l’ipotesi di un maremoto soltanto analizzando l’immagine.

Prendendo la stazza delle imbarcazioni come riferimento e in considerazione il fatto che Hokusai ridusse la scala verticale dell’opera del 30%, è possibile trarre un’approssimazione delle dimensioni dell’onda più grande, la cui altezza stimata è di circa 10-12 metri.

La firma
Ne La grande onda di Kanagawa compaiono due scritte. La prima, il titolo dell’opera, si trova all’interno di un riquadro rettangolare in alto a sinistra in cui si legge: Fugaku sanjūrokkei Kanagawa oki nami ura (冨嶽三十六景 神奈川冲 浪裏?), che significa “Trentasei vedute del Monte Fuji / al largo di Kanagawa / sotto un’onda”. La seconda scritta è posta alla sinistra del riquadro e si tratta della firma dell’artista: Hokusai aratame Iitsu hitsu (北斎改为一笔?) che può essere tradotto come “Dal pennello di Hokusai, che cambiò il nome in Iitsu”.

Hokusai è noto per aver utilizzato durante la sua esistenza almeno una trentina di pseudonimi. Sebbene l’uso di nomi diversi fosse una pratica comune tra gli artisti giapponesi del tempo, il numero che egli utilizzò supera di gran lunga quello di qualsiasi altro grande artista giapponese. La scelta di cambiare il proprio pseudonimo così frequentemente è spesso legata ai cambiamenti nella sua produzione artistica e nello stile, ed è utilizzata dagli storici d’arte per suddividere la sua vita in determinati periodi. Nella serie Trentasei vedute del Monte Fuji Hokusai usa quattro differenti firme, cambiandole a seconda delle diverse fasi del lavoro: Hokusai aratame Iitsu hitsu, Zen Hokusai Iitsu hitsu, Hokusai Iitsu hitsu e Zen saki no Hokusai Iitsu hitsu.

La tradizione cinese e giapponese della pittura paesaggistica


Durante la fase di composizione dell’opera, Hokusai si trovava in un periodo della sua vita particolarmente stressante e difficoltoso. Afflitto da gravi problemi economici e tormentato da problemi di salute, dopo la morte della moglie nel 1828 fu costretto a prendersi cura del nipote e accollarsi i suoi debiti: ripercussioni finanziarie che pesarono sulla sua attività per gli anni a venire e, probabilmente, furono il motivo per cui egli decise che il tema principale della serie Trentasei vedute del Monte Fuji sarebbe stato il contrasto tra la sacralità del Fuji e la vita secolare[4]. Prima di giungere al concepimento de La grande onda, considerata la sua opera più conosciuta, Hokusai sperimentò tale concetto già dalle sue prime illustrazioni e stampe, traendo ispirazione dagli elementi tradizionali della pittura giapponese e cinese, come dagli influssi dello stile occidentale[5][6].

Hokusai prese ispirazione per la raffigurazione delle onde e del movimento dell’acqua dallo stile shan shui, forma artistica originaria della Cina i cui soggetti più ricorrenti sono montagne, fiumi e cascate. Nei dipinti shan shui, tuttavia, raramente la natura viene raffigurata come forza divina in grado di condizionare la vita umana, e per questo motivo è probabile che le prime illustrazioni di Hokusai risentano soprattutto dell’influenza dello stile giapponese yamato-e (大和絵?), in cui la forza dell’acqua e il potere delle onde sono sovente utilizzate per dare risalto agli sforzi umani. Combinando i tratti principali di queste due forme artistiche, Hokusai pubblicò tra il 1822 e il 1823 la serie di miniature Motivi moderni per pettini e pipe (今様櫛雛形 Imayō sekkin hinagata?) tra le quali alcune raffigurano il Monte Fuji e le onde, sebbene non ancora in combinazione; in un’altra alcuni pescatori gettano delle reti, mentre le loro oshiokuri-bune sono in balia dei flussi delle onde[5].

L’importanza dello stile europeo[modifica | modifica wikitesto]
Durante il periodo Edo (1603-1868) in Giappone vigeva una politica di isolazionismo (sakoku) voluta dallo shogunato Tokugawa che inibiva qualsiasi contatto con l’esterno ad eccezione di pochi scambi commerciali con cinesi, coreani e olandesi. L’accordo con questi ultimi per il Paese asiatico costituiva l’unico accesso verso l’Occidente, ma garantiva comunque la possibilità di trarre beneficio da culture differenti, le quali finirono per avere un profondo effetto su molti aspetti della vita giapponese, comprese le arti. Nel campo della pittura erano molto apprezzati la precisione e il realismo caratteristici dello stile occidentale, che andarono a influenzare diversi artisti nipponici del tempo, tra i quali il più noto è Shiba Kōkan (1747-1818). Egli, a sua volta, fu fonte di grande ispirazione per Hokusai, il quale pubblicò nel 1797 Primavera a Enoshima (江ノ島春望 Enoshima shunbō?), un’immagine con gli stessi elementi che compongono l’opera di Kōkan Veduta di Shichirigama vicino a Kamakura nella provincia di Sagami (相州鎌倉七里ヶ浜図 Sōshū Kamakura Shichirigahama no zu?), pubblicata nel 1796. Entrambe le opere ricorrono alla tecnica europea dell’uso della prospettiva per tradurre sul foglio la profondità degli spazi, con i pescatori sulla spiaggia di Enoshima in primo piano e il Fuji sullo sfondo: in passato quest’ultimo era stato sempre raffigurato in primo piano dando risalto al suo significato religioso, ma nel periodo Edo si assistette per la prima volta a un’inversione di tendenza, determinata dall’influenza che la pittura europea stava avendo su quella giapponese in quegli anni.

Di dimensioni 25,7 × 37,9 cm, raffigura un’onda tempestosa che minaccia alcune imbarcazioni al largo di una zona corrispondente all’odierna prefettura di Kanagawa; come in tutte le altre rappresentazioni di questa serie sullo sfondo compare il Monte Fuji. Sebbene venga vista come l’opera che più rappresenta l’arte giapponese, in realtà essa combina in egual misura elementi tradizionali della pittura orientale e caratteristiche tipiche dello stile occidentale. Ottenne immediato successo sia in patria che in Europa, contribuendo alla nascita del giapponismo nella seconda metà del XIX secolo. Dal XX secolo in poi la sua popolarità crebbe ancora diffondendosi tantissimo nella cultura di massa, venendo spesso copiata e parodiata.

È possibile trovare diverse copie dell’opera conservate in svariati musei del mondo tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York, il British Museum di Londra, l’Art Institute of Chicago, la National Gallery of Victoria di Melbourne, la Bibliothèque nationale de France di Parigi, il Civico Museo d’Arte Orientale di Trieste, il Museo d’arte orientale di Torino e il Museo d’arte orientale Edoardo Chiossone di Genova.

Cintura Bronzo ArtInMuse

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